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cose così malate che neanche una playlist di popof giuro 

la mia assenza si sta propagando. non posso più uscire in autonomia perché il cervello fa quello che vuole e si disconnette. danni irreparabili. il mio pesce nero trovato morto dopo una notte in after. tu che non ci sei e non c’eri e non ci sarai. io che nei bagni riesco solo a dare baci a metà perché poi cado così pesantemente che tutte le piastrelle sotto di me si sgretolano e sono le cinque e saliamo su un taxi e sono le sei sto per vomitare fortissimo e salgo in metropolitana sono le sette e mi siedo sul treno. la nebbia. bianca fitta assoluta che non capisco come la gente possa odiarla ma forse mi dico è solo che io vedo sempre così con questa patina glaciale sulle pupille. sono le otto e mi trascino su per le scale di casa con la valigia e sono le nove sono a letto da sola mi esplode la testa tocco l’altro lato e non c’è nessuno e sogno parentesi quadre graffe. qualcuno per favore trovi una cura all’estinzione delle mie particelle elementari.

ho una sola parola in testa da due ore: S C A P P A (piùvelocechepuoi)